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Cosa Fa il Growth Hacker, una delle nuove figure digitali più richieste

Le Skills e le Metodologie fondamentali per un addetto al Growth Hacking da inserire in azienda.

Navigando su internet vi sarà capitato di imbattervi nel termine “Growth Hacking”, riferito a una nuova professione in ambito digital. Ma chi è il Growth Hacker e cosa fa? In questo articolo risponderemo nel dettaglio a questa domanda, analizzando le competenze che deve avere questa risorsa per contribuire all’accelerazione della crescita di un’azienda dal suo interno.

 

Il Growth Hacker è ormai una figura piuttosto diffusa nel mondo delle aziende e del business. Tanto da essere definito come uno dei ruoli più importanti nel settore del Marketing, oltre ad essere considerato come una delle professioni meglio pagate.

 

Il Growth Hacker è colui o colei che si occupa di ideare e mettere in atto strategie di crescita per aziende, business o startup. In particolare questa figura si occupa di sviluppare dei processi che permettano a un’azienda di crescere rapidamente attraverso sperimentazioni e metodi non strettamente convenzionali.

Cos’è il Growth Hacking?

La disciplina a cui fa riferimento questa figura è il Growth Hacking, appunto, definita dalla community Growth Hackers come: “una metodologia di Marketing che ha come obiettivi la crescita del business tramite un framework di sperimentazione”. O in maniera più sintentica: “un rigoroso processo di test di idee”. 

 

Secondo quanto riportato, il termine è stato coniato nel 2010 dall’imprenditore Sean Ellis, che in un articolo del suo blog ha identificato la figura del Growth Hacker come “una persona che esamina tutto ciò che viene fatto in base al suo potenziale impatto sulla crescita scalabile”. 

Ecco i cinque pilastri del Growth Hacking secondo Raffaele Gaito.

Strategie di Growth Hacking sono state la base del successo di aziende partite da zero per diventare oggi dei colossi a livello internazionale, quali Amazon e Airbnb

Le Strategie di Growth Hacking

Il Funnel dei Pirati ideato dall’imprenditore Dave McClure, è riconosciuto come uno dei modelli principali utilizzati nel Growth Hacking. Si tratta di un framework suddiviso in 5 fasi che consentono di misurare e analizzare le metriche della crescita di un’azienda. Le 5 fasi individuate da McClure sono: 

  • Awareness, riguarda la consapevolezza del brand .
  • Acquisition, il momento in cui una persona entra in contatto con il servizio o prodotto offerto.
  • Activation, indica quante delle persone acquisite in precedenza si sono attivate e  hanno svolto un’azione.
  • Retention, in questa fase vengono individuate quante delle persone che una volta “attivate” (che hanno provato il prodotto o servizio) siano tornate come clienti ricorrenti. 
  • Revenue, il momento in cui la persona paga per la prima volta il prodotto o servizio.
  • Referral, indica e misura le fasi successive alla revenue in cui la persona, acquistato il prodotto o servizio, ne parla o lo consiglia.

Gli Strumenti del Growth Hacking

Tra le competenze interdisciplinari richieste alla figura saper misurare e saper leggere i dati sono due competenze fondamentali per un Growth Hacker. Quali sono gli strumenti e le metriche valutate da questa figura?

 

Nelle strategie di Growth Hacking è fondamentale stabilire dei KPI (indicatori di performance) da tenere costantemente sotto controllo. Tutte le 5 fasi che compongono il Funnel del Pirata hanno quindi degli indicatori diversi. 

Ad esempio, per quanto riguarda la fase di acquisition gli indicatori misurati possono essere:

  • la percentuale di crescita degli utenti in un determinato periodo di tempo
  • Il costo di acquisizione di un cliente 
  • Il tasso di conversione da visita a contatto. 

Nel caso dell’Activation, i KPI analizzati possono comprendere:

  • il numero di utenti attivi, 
  • il numero di iscrizioni.
  • il tempo che passa dal contatto all’attivazione del servizio/prodotto.

I KPi della Retention possono essere: il tasso di abbandono di una persona o il ciclo di vita di un cliente. 

 

Per quanto riguarda la Revenue gli indicatori tenuti in considerazione sono le entrate mensili o le entrate annuali. 

Infine nel caso del Referral si possono misurare:

  • numero di recensioni.
  •  il traffico social  
  • il numero di condivisioni sui social network. 

Va precisato che i KPI presi in considerazione possono variare a seconda dell’azienda, degli obiettivi prestabiliti o delle strategie utilizzate. 

 

I Tools

Anche nella professione del Growth Hacker, oltre alle competenze e al mindset, sono indispensabili alcuni strumenti di lavoro. 

Esistono diversi tool utili ad analizzare e misurare i differenti indicatori di performance. Tra i più utilizzati troviamo: 

  • Google Analytics
  • Kissmetrics
  • Hotjar
  • Heap
  • Segment

Gli strumenti a disposizione per chi si occupa di Growth Hacking sono veramente infiniti. Ogni professionista ha la sua “cassetta degli attrezzi” costruita nel tempo e in base alla propria esperienza personale.

Growth Hacking VS Marketing Tradizionale

I più attenti leggendo l’articolo si saranno resi conto di alcune somiglianze tra il Growth Hacking e il Marketing tradizionale. E se in effetti un Growth Hacker deve avere delle competenze in Marketing, tra queste due metodologie o discipline esistono delle rilevanti differenze. 

Uno degli elementi principali che differenzia il Growth Hacking dal Marketing Tradizionale è l’approccio. Il Growth Hacking è orientato alla crescita, e alla risoluzione di un singolo problema alla volta. 

Un’ulteriore differenza si può individuare nel modello utilizzato. Come abbiamo visto uno dei principali schemi del Growth Hacking è il Funnel dei Pirati che però è un concetto molto diverso e più ampio rispetto a un funnel di marketing. 

Lo stato del Growth Hacking in Italia

Anche in Italia la figura del Growth Hacker sta ormai predendo piede. In parte grazie anche al lavoro di divulgazione svolto in questi anni da Raffaele Gaito e Luca Barboni, diventati delle vere e proprie figure di riferimento del Growth Hacking nel nostro paese. 

A testimoniare la diffusione del Growth Hacking anche in Italia, l’ampio numero di corsi e master dedicati a questo ambito emersi negli ultimi anni, che dimostrano anche un aumento dell’interesse nei confronti di questa figura da parte del mercato del lavoro e dei più giovani.

Materialmente, cosa fa il Growth Hacker?

Abbiamo detto che il Growth Hacker è una figura orientata alla crescita che utilizza un approccio olistico,che prende in considerazione l’interezza di un modello organizzativo. Ma nello specifico cosa fa un Growth Hacker?

Le azioni che un professionista del Growth Hacking può fare sono differenti e variano in base alla realtà aziendale in cui lavora. Questa figura può quindi occuparsi di ottimizzazione SEO, Social Media Marketing, e-mail marketing o ancora content marketing, e così via.

Più in generale possiamo dire che il Growth Hacker è una figura trasversale che, come già precisato, deve avere un ampio spettro di competenze funzionali a ideare le migliori strategie e comprendere i migliori modelli da utilizzare per una crescita veloce.

Quali sono le Aziende che possono beneficiare di questa figura?

Avere una risorsa interna che si occupi di accelerare la crescita è ormai divenuta una strategia fondamentale per ogni tipo di startup innovativa, per ogni nuovo brand che viene lanciato e per qualsiasi azienda che svolga attività di e-commerce, lead generation, Social Media Marketing e Search Engine Marketing.

Stipendio: Quanto guadagna un Growth Hacker?

Secondo i dati riportati dal Corriere della Sera, il Growth Hacker è una delle figure più pagate all’interno di un’azienda. Lo stipendio di un entry level può essere di 40.000 euro  fino ad arrivare a una cifra compresa tra i 50.000 e gli 80.000 euro per i professionisti più esperti. 

Come diventare Growth Hacker?

Come si diventa Growth Hacker? Rispondere a questa domanda non è facile, in quanto al momento non esiste un percorso di studi specifico per diventare un professionista del Growth Hacking. Si tratta infatti di una figura multidisciplinare che, come già precisato, deve possedere più competenze in ambiti diversi

 

Per questo motivo prima di diventare Growth Hacker è necessario chiedersi se si possiedano le hard e soft skill per svolgere questo tipo di lavoro in maniera efficace. . 

 

  • Curiosità
  • Orientamento alla crescita
  • Multidisciplinarietà 
  • Passione per i dati
  • Leadership
  • Spirito imprenditoriale

Queste sono alcune delle skills che un Growth Hacker non può non possedere. A queste vanno ovviamente affiancate dai concetti di base del Marketing tradizionale, da conoscenze teoriche specifiche (i libri sull’argomento sono ormai moltissimi) e, come sempre, è fondamentale fare pratica e mettersi in gioco con progetti concreti. 

Ciò che fa realmente la differenza nel Growth Hacking è il modo di vedere le cose (il mindset), il modo di approcciarsi a un problema e la capacità di pensare fuori dagli schemi.

Cerchi una figura per spingere la crescita della tua azienda?

Trovare una risorsa da inserire nell’organico della propria azienda come “hacker della crescita” non è facile, perché non esiste una qualifica, un titolo o un corso di studio che identifichi un Growth Hacker. Si rende quindi necessaria un’accurata selezione di talenti e di personale qualificato con competenze trasversali che variano dall’informatica, alla capacità di ragionare in maniera analitica, all’intelligenza sociale ed emotiva.

Da 10 anni la squadra di DigitYou si occupa di ricerca e selezione di personale qualificato con un giusto mix di esperienza e approccio innovativo. Siamo specializzati nell’individuare figure fortemente innovative e specifiche, che non è facile reperire sul mercato del lavoro.

Se sei alla ricerca di un Growth Hacker per la tua azienda possiamo mettere a tua disposizione tutto il nostro know how, dalla ricerca, alla selezione dei candidati, alla formazione e all’inserimento in azienda, abbattendo sia i tempi che i costi. 

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